Quando pensiamo all’aumento del costo del cibo, la nostra mente va subito ai rincari delle materie prime, come il grano o il caffè. Eppure, c’è un gigante invisibile che determina il prezzo finale di ciò che mettiamo nel carrello della spesa: la logistica.

I flussi commerciali globali e i trasporti locali stanno subendo scossoni senza precedenti. Muovere il cibo – un bene per sua natura deperibile e dai margini ridotti – è diventato una sfida economica enorme, con pesanti ripercussioni sull’intera filiera agroalimentare.

Lo Scenario Globale: colli di bottiglia e rotte stravolte

Le recenti tensioni geopolitiche internazionali, in particolare i forti rallentamenti e le criticità legati allo Stretto di Hormuz e ai canali di transito in Medio Oriente, hanno innescato una reazione a catena nel trasporto marittimo. L’impatto sul settore food si misura in due variabili critiche: tempo e denaro.

  • Tempi di transito raddoppiati: Per evitare le zone a rischio, le navi cargo sono costrette a circumnavigare interi continenti (come il transito attorno all’Africa). Questo aggiunge dai 25 ai 30 giorni di navigazione per le merci che collegano l’Asia all’Europa.
  • Impennata dei noli marittimi: Più giorni in mare significano più carburante consumato. Le compagnie di navigazione applicano sovrattasse d’emergenza sui container che oscillano tra i 2.000 e i 4.000 dollari a viaggio. Un surplus che si traduce in un rincaro netto di circa 200 dollari per tonnellata metrica di prodotto trasportato.

Per i prodotti alimentari freschi o a breve scadenza, l’allungamento dei tempi di viaggio non è solo un costo monetario, ma un rischio concreto di deterioramento della merce prima dell’arrivo a destinazione.

La Logistica su Gomma: i rincari dietro la distribuzione locale

Se il trasporto marittimo soffre per la geopolitica, la logistica stradale europea e nazionale non se la passa meglio. Muovere le merci sui camion affronta una pressione sui costi strutturale ed endemica.

Le tariffe del trasporto stradale in Europa registrano un aumento costante del 4% medio su base annua, un dato scollegato dalle dinamiche del PIL o da un boom effettivo della domanda, ma guidato unicamente dall’aumento dei costi operativi dei trasportatori.

A gravare sulla situazione intervengono fattori normativi e fiscali locali:

  • Il caro carburante e lo stop ai rimborsi per l’ultimo miglio: Gli incrementi sulle accise del gasolio pesano direttamente sui trasporti a corto raggio. I meccanismi di rimborso statali, infatti, escludono spesso i mezzi più piccoli e meno recenti, tipici di chi effettua le consegne urbane o serve i piccoli punti vendita agroalimentari.
  • Pedaggi in aumento: L’incremento medio dell’1,5% sui pedaggi autostradali si somma, chilometro dopo chilometro, sui bilanci delle aziende di distribuzione, andando a erodere i già risicati margini del comparto alimentare.

Le Conseguenze sul Mondo Economico-Alimentare

Questo shock combinato (mare + gomma) sta modificando profondamente l’industria agroalimentare. Le conseguenze più evidenti si articolano su tre livelli:

1. La rincorsa dell’Inflazione Alimentare

Le associazioni dei consumatori, tra cui il Codacons, evidenziano come la pressione della logistica e del caro energia stia rimettendo sotto scacco i listini dei supermercati. I prodotti freschi, come l’ortofrutta e i deperibili, sono i primi a subire rincari forzati a causa dei costi di refrigerazione e trasporto rapido. A livello internazionale, la Food and Drink Federation ha dovuto rivedere nettamente al rialzo le stime di inflazione alimentare, portandole oltre il 9%, proprio a causa degli shock energetici e logistici della catena di approvvigionamento.

2. Contrazione dei margini per le aziende agroalimentari

Le imprese alimentari si trovano incastrate tra due fuochi: da un lato l’aumento dei costi logistici e delle materie prime, dall’altro la resistenza all’acquisto da parte di consumatori che vedono il proprio potere d’acquisto ridotto. Molti produttori stanno assorbendo internamente parte dei costi pur di non perdere quote di mercato, vedendo i propri margini netti ridursi ai minimi termini.

3. La ricerca della resilienza e il “Conto Terzi”

Per sopravvivere, le aziende agroalimentari stanno rivoluzionando la loro catena logistica. Si assiste a un massiccio ricorso all’outsourcing logistico (salito a oltre il 43% della gestione aziendale), preferendo affidarsi a partner esterni specializzati per ridurre i rischi, tagliare i costi fissi e trovare la flessibilità necessaria a cambiare rotta o fornitore in tempi rapidi.

Conclusione

La crisi della logistica ci dimostra che l’economia alimentare odierna non si gioca più soltanto sulla qualità del prodotto o sulla capacità agricola, ma sulla stabilità e l’efficienza delle infrastrutture di trasporto.

Finché le tensioni internazionali continueranno a ridisegnare le rotte mondiali e i costi del trasporto locale e non rimarranno così elevati, il settore agroalimentare dovrà fare i conti con una sola parola d’ordine: riorganizzazione. Ottimizzare i viaggi, accorciare dove possibile le filiere e digitalizzare i magazzini non sono più opzioni di efficienza, ma strategie obbligate di sopravvivenza economica.

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