Il settore agroalimentare rappresenta da sempre uno dei pilastri del Made in Italy, simbolo di qualità, tradizione e identità territoriale.

Tuttavia, il passaggio tra il 2025 e l’inizio del 2026 segna un momento di svolta: dopo anni di crescita costante, emergono segnali di rallentamento che meritano un’analisi approfondita, dovute principalmente a dinamiche globali, innovazione tecnologica e cambiamenti nei consumi.

I numeri del successo: export da record

Il dato più significativo riguarda l’export: nel 2025 il settore agroalimentare italiano ha sfiorato i 73 miliardi di euro, segnando un nuovo record storico.

Si tratta di una crescita costante negli ultimi anni, con incrementi annuali tra il +4% e il +9%, a conferma di una domanda internazionale sempre più forte per i prodotti italiani.

Tra i prodotti più richiesti troviamo:

  • vino, formaggi e salumi
  • olio extravergine di oliva
  • pasta e prodotti da forno
  • caffè e dolciumi

Alcuni segmenti hanno registrato crescite particolarmente rilevanti, come il caffè (+24,6%) e la confetteria (+20%).

I mercati chiave e l’internazionalizzazione

I principali mercati di sbocco restano:

  • Germania
  • Stati Uniti
  • Francia
  • Regno Unito
  • Spagna

In particolare, gli Stati Uniti continuano a rappresentare un mercato strategico, nonostante tensioni commerciali e dazi.

Il 2025 è stato quindi un anno di consolidamento, con il Made in Italy percepito come sinonimo globale di qualità e sicurezza alimentare.

Inizio 2026: segnali di rallentamento

L’avvio del 2026 mostra invece un cambio di ritmo:

  • Export in calo fino a -7%/-8% nei primi mesi
  • Rallentamento degli ordini dall’estero
  • Maggiore incertezza nei mercati internazionali

Questo non indica una crisi strutturale, ma un assestamento dopo anni di crescita continua.

Le cause del cambiamento

Il rallentamento del 2026 è legato a diversi fattori:

1. Contesto geopolitico

Le tensioni internazionali e le politiche commerciali più rigide stanno influenzando negativamente gli scambi.

2. Inflazione e consumi

Nel 2025 i consumatori hanno continuato a spendere, mentre nel 2026 si registra una maggiore attenzione ai prezzi, soprattutto nei mercati esteri.

3. Aumento dei costi

Energia, logistica e materie prime continuano a pesare sulle imprese, riducendo i margini.

Continuità

Non tutto però cambia. Alcuni elementi restano solidi tra 2025 e 2026:

  • domanda stabile nei segmenti premium
  • forte reputazione del Made in Italy
  • qualità percepita elevata

Un altro elemento chiave è rappresentato dalle certificazioni e dal legame con il territorio.

L’Italia conta migliaia di prodotti tradizionali e certificati, che rafforzano l’identità del Made in Italy e lo distinguono dalla concorrenza internazionale.

La qualità percepita, infatti, resta uno dei principali driver di acquisto a livello globale.

Nuove strategie per il 2026

Rispetto al 2025, le imprese stanno cambiando approccio:

  • maggiore diversificazione dei mercati
  • attenzione alla marginalità più che ai volumi
  • investimenti in brand e storytelling

Il focus si sposta quindi dalla crescita quantitativa alla qualità della crescita.

Considerazioni finali

Il confronto tra 2025 e inizio 2026 racconta un settore ancora forte, ma in evoluzione.

Se il 2025 è stato l’anno dei record, il 2026 si apre come un anno di adattamento, in cui le imprese devono:

  • affrontare nuove incertezze
  • ottimizzare i costi
  • rafforzare il posizionamento

Il Made in Italy alimentare resta comunque un punto di riferimento globale, ma il contesto richiede oggi maggiore strategia, flessibilità e capacità di innovazione.

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