La Plastic Tax è uno strumento fiscale pensato per disincentivare l’uso di plastica monouso imponendo un contributo sul peso della plastica contenuta nei manufatti soggetti alla norma.

In Italia la misura originaria prevista nella legge di bilancio 2020 fissava l’aliquota a €0,45 per chilogrammo per la plastica “vergine” contenuta nei manufatti monouso (con esenzioni per materiale riciclato/compostabile secondo criteri specifici).

Di fatto, però, l’entrata in vigore è stata rinviata più volte: l’ultima decisione pubblicamente segnalata ha posticipato l’applicazione della plastic tax al 1° gennaio 2027. Questo rinvio interessa anche altre misure “ambientali” come la cosiddetta sugar tax.


Origini ed evoluzioni della Plastic Tax

La plastic tax italiana nasce come voce della Legge di Bilancio 2020.

Nel corso degli anni la misura è stata modificata nell’ambito di vari decreti e manovre, sia nel contenuto e sia nelle date di decorrenza, per tenere conto di osservazioni di imprese e associazioni di settore.


Il contesto europeo: regolazioni e obiettivi

L’Unione Europea sta contemporaneamente agendo sul fronte della riduzione dei rifiuti da imballaggio e sul divieto/limitazione di alcuni monouso.

Nel 2024 i negoziatori UE hanno raggiunto un’intesa provvisoria per ridurre la quantità di packaging, fissando obiettivi di riduzione, obblighi di riciclabilità (tutta la confezione riciclabile entro il 2030) e limiti o divieti su alcuni articoli monouso. Tali misure funzionano in parallelo a misure nazionali come la plastic tax e ne condizionano efficacia e campo di applicazione.


Numeri chiave sull’uso della plastica in Europa

  • Rifiuti da imballaggio: nel 2023 sono stati generati 79,7 milioni di tonnellate di rifiuti da imballaggio nell’UE, pari a circa 177,8 kg per abitante; la componente plastica rappresenta una quota rilevante di questo flusso.
  • Produzione di materie plastiche: i report dell’industria stimano la produzione mondiale di materie plastiche nell’ordine di centinaia di milioni di tonnellate; l’Europa contribuisce con una parte significativa e mantiene un mercato di conversione e imballaggio molto rilevante.
  • Capacità di riciclo: la capacità installata di riciclo in Unione Europea è di circa 13,2 milioni di tonnellate, in crescita ma anche con diverse criticità di mercato.

Uso della plastica nella GDO

Studi di audit retail condotti su diversi Paesi europei evidenziano che grande parte del packaging alimentare è ancora in plastica e che una quota significativa è potenzialmente “evitabile” o sostituibile.

Un’analisi commissionata da DS Smith su 6 mercati europei rileva che circa il 51% dei prodotti alimentari e bevande nei supermercati è confezionato in plastica che potrebbe essere rimossa o sostituita con alternative più sostenibili;

il report quantifica in miliardi le “pezzi” evitabili nel Regno Unito e mostra forti differenze tra Paesi (UK tra i più alti). Questo dimostra il potenziale tecnico di riduzione del packaging plastico nella GDO.

Molte referenze (soprattutto prodotti processati, cibi pronti, snack) hanno elevata incidenza di imballaggi in plastica; la transizione richiede riprogettazione del packaging, investimenti logistici e nuove supply chain di materiali alternativi o riciclati.


Uso della plastica nel mondo HORECA

Quanta plastica usa l’HORECA?

Il settore HORECA è un grande consumatore di articoli monouso per motivi di igiene, praticità e logistica: stoviglie usa-e-getta, contenitori per asporto/take-away, cannucce, sacchetti e buste, confezioni per guest amenities (hotel).

Sebbene non esista una singola statistica unificata per tonnellate specifiche di plastica consumata dall’HORECA a livello europeo, le tendenze globali del packaging per il foodservice mostrano un incremento dell’uso di plastica correlato all’aumento del delivery/take-away e del consumo fuori casa. Le politiche UE su imballaggi e i divieti sui monouso stanno indirizzando il settore verso alternative riutilizzabili o materiali compostabili.

Impatti se la plastic tax dovesse entrare in vigore

Se la plastic tax nazionale fosse applicata secondo le aliquote previste (€/kg), gli effetti attesi sull’HORECA sono multipli e valutabili su tre assi principali:

  • Costi diretti e prezzo finale: molti prodotti monouso sono a basso costo ma ad alto peso complessivo (per volumi di acquisto); una tassa per kg aumenterebbe i costi di approvvigionamento di bar, ristoranti e catene di hotel, incidendo sui margini soprattutto per le PMI. Alcuni soggetti potrebbero trasferire parte dell’incremento sui prezzi per il consumatore (ad es. maggiorazione per il packaging asporto).
  • Spinta all’innovazione e sostituzione: la tassazione aumenterebbe l’incentivo economico a sostituire articoli in plastica vergine con materiali riciclati o alternative riutilizzabili. Questo però richiede investimenti che possono risultare onerosi per imprese piccole.
  • Effetti amministrativi e compliance: le imprese dovrebbero adeguare contabilità, tracciabilità dei materiali e rapporti con fornitori per calcolare e dichiarare la tassa, con carico amministrativo aggiuntivo. Le semplificazioni e le deroghe previste nella normativa possono attenuare l’impatto su micro-imprese.
  • Impatto ambientale potenziale: una tassa ben disegnata (in particolare se accompagnata da incentivi alla circolarità) può ridurre l’uso di plastica vergine e aumentare il riciclo, con benefici in termini di rifiuti e CO₂ evitata. Tuttavia, se la tassa è ritardata o fortemente esentante, l’effetto incentivante si smorza.

La plastic tax italiana rimane dunque uno strumento potenzialmente efficace per ridurre l’uso di plastica vergine, ma la sua efficacia dipende dal disegno normativo, dal coordinamento con le regole UE e dall’insieme di misure di accompagnamento (incentivi, infrastrutture per il riciclo, obblighi EPR).

Il rinvio al 1° gennaio 2027 dà tempo alle imprese per adeguarsi ma mantiene l’incertezza che può frenare investimenti. Per GDO e HORECA la tassa rappresenta sia un costo potenziale sia un forte incentivo a ripensare packaging, logistica e modelli di consumo verso pratiche più circolari.

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