Negli ultimi anni il consumo globale di salmone è cresciuto in modo esponenziale, trasformandolo da prodotto di nicchia a protagonista assoluto delle tavole internazionali.

Sushi, poke bowl e cucina salutista hanno accelerato la domanda, rendendo il salmone una delle proteine animali più richieste in Europa e nel mondo.

Ma questa popolarità ha un costo: l’acquacoltura tradizionale in mare aperto è sempre più criticata per il suo impatto ambientale e per i rischi legati alla salute degli ecosistemi.

Entra dunque in gioco una delle innovazioni più promettenti per il futuro del settore: l’acquacoltura terrestre a ricircolo (RAS, Recirculating Aquaculture Systems).


Che cos’è l’acquacoltura terrestre RAS?

Si tratta di impianti a terra, chiusi ed altamente tecnologici, in cui l’acqua viene continuamente filtrata, ossigenata e riutilizzata.

In pratica, un vero e proprio “acquario gigante” dove i parametri come temperatura, ossigeno e qualità dell’acqua sono costantemente monitorati.

I vantaggi rispetto all’allevamento in mare aperto sono evidenti:

  • Minore impatto ambientale: nessun rilascio di rifiuti o sostanze in mare.
  • Benessere animale: condizioni controllate e meno malattie, quindi riduzione drastica dell’uso di antibiotici.
  • Efficienza: consumo d’acqua ridotto, con un riciclo che può arrivare al 99%.
  • Tracciabilità: dalla nascita alla tavola, il percorso del pesce è completamente monitorato.

Dove si sta sviluppando?

Paesi come Norvegia, Danimarca e Stati Uniti sono già all’avanguardia: diverse aziende hanno avviato produzioni su larga scala, con impianti vicini ai centri urbani per abbattere i costi di trasporto e ridurre l’impronta carbonica.

In Italia il modello RAS è ancora agli inizi, più diffuso su specie come trota, spigola e orata, ma cresce l’interesse per il salmone. Alcune startup e consorzi stanno valutando progetti pilota, attratti sia dalla possibilità di ridurre le importazioni (oggi quasi il 90% del salmone che consumiamo viene dall’estero), sia dall’opportunità di offrire un prodotto “made in Italy” ad alto valore aggiunto.


Opportunità e sfide

L’acquacoltura terrestre rappresenta una svolta, ma non è priva di difficoltà.

Le opportunità principali sono:

  • Maggiore sostenibilità e controllo sulla filiera.
  • Freschezza del prodotto: un salmone allevato vicino ai consumatori può arrivare in tavola in poche ore.
  • Branding distintivo: immagina un “salmone italiano sostenibile” capace di competere con i giganti del Nord Europa.

Le sfide da affrontare invece includono:

  • Costi elevati di avvio e gestione degli impianti.
  • Consumo energetico: mantenere acqua e sistemi sempre in funzione richiede energia, da compensare con fonti rinnovabili.
  • Percezione dei consumatori: non tutti vedono di buon occhio un pesce allevato lontano dal mare. La comunicazione sarà decisiva.

Il potenziale per l’Italia

Il nostro Paese ha una lunga tradizione di acquacoltura e un marchio fortissimo nel food a livello globale.

Integrare tecnologie RAS potrebbe consentire all’Italia di:

  • Diversificare la produzione ittica riducendo la dipendenza dall’import.
  • Creare filiere corte con meno impatto ambientale.
  • Offrire un prodotto premium a chi cerca qualità, tracciabilità e sostenibilità.

Curiosità sul salmone che (forse) non conosci

  • Viaggiatori instancabili: in natura i salmoni percorrono anche migliaia di chilometri, passando dall’acqua dolce all’acqua salata e tornando al fiume d’origine per riprodursi.
  • Colore della carne: il tipico rosa-arancio non è “naturale” per tutti i salmoni allevati. In acquacoltura si ottiene grazie a un pigmento (astaxantina), lo stesso che dà il colore ai gamberi.
  • Specie diverse: esistono più di 6 specie di salmone del Pacifico e una principale nell’Atlantico, che è quella più allevata.
  • Omega-3 preziosi: il salmone è considerato un “super alimento” per il suo contenuto di acidi grassi essenziali, importanti per cuore e cervello.
  • Un simbolo culturale: in molte tradizioni nordiche il salmone è associato a forza, resistenza e persino saggezza (celebre il “salmone della conoscenza” nella mitologia celtica).

L’acquacoltura terrestre non sostituirà del tutto quella marina, ma rappresenta una nuova frontiera dell’innovazione alimentare.

Il salmone “a terra” è un banco di prova perfetto: un pesce molto richiesto, spesso importato e con criticità legate agli allevamenti tradizionali.

Se l’Italia saprà investire in ricerca, tecnologie e comunicazione, potrebbe non solo colmare parte del fabbisogno interno, ma anche lanciare un prodotto di eccellenza da esportare.

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