Nel 2026 il mercato globale dell’olio di girasole resta uno dei settori più esposti alle conseguenze del conflitto tra Russia e Ucraina.
A distanza di anni dall’inizio della guerra, le tensioni geopolitiche continuano a influenzare profondamente produzione, logistica, prezzi e consumi, rendendo l’olio di girasole una delle commodity alimentari più sensibili agli eventi militari e alle scelte politiche.
La combinazione di bombardamenti mirati, instabilità delle rotte del Mar Nero, politiche commerciali restrittive e inflazione persistente ha trasformato quello che era un mercato relativamente stabile in un sistema fragile.
Un settore strategico sotto pressione
L’olio di girasole è un ingrediente chiave per l’industria alimentare mondiale: viene utilizzato in prodotti da forno, snack, conserve, margarine e nella ristorazione.
Prima della guerra, l’Ucraina era il principale esportatore globale, mentre la Russia occupava stabilmente le prime posizioni tra i fornitori internazionali.
Nel 2026, questa centralità rimane invariata, ma la capacità di garantire continuità di fornitura è fortemente compromessa. Ogni interruzione produttiva o logistica in Ucraina si riflette quasi immediatamente sui mercati internazionali, alimentando volatilità e incertezza.
Il conflitto nel 2026: infrastrutture colpite e logistica fragile
Nel corso del 2026, il conflitto ha assunto una dimensione sempre più mirata verso infrastrutture economiche e industriali, tra cui quelle legate alla filiera agro-alimentare. Gli attacchi russi non si sono limitati a obiettivi militari, ma hanno coinvolto depositi, impianti di lavorazione e terminal portuali fondamentali per l’export ucraino.
Diversi episodi hanno colpito direttamente il cuore della filiera dell’olio di girasole:
- Depositi e impianti di lavorazione sono stati danneggiati da attacchi con droni e missili, provocando perdite di prodotto, blocchi operativi e rallentamenti nella distribuzione interna.
- Terminal portuali e silos nell’area di Odesa e lungo il Mar Nero hanno subito danni strutturali, rendendo intermittente o impraticabile l’utilizzo delle principali vie marittime di esportazione.
Colpire i depositi significa ridurre non solo l’offerta immediata, ma anche la capacità futura di esportare, aumentando il rischio percepito dagli operatori internazionali.
Effetti immediati sul commercio internazionale
Gli attacchi alle infrastrutture hanno generato una serie di conseguenze a catena:
- Riduzione dei volumi esportabili via mare, con maggiore dipendenza da rotte terrestri e fluviali, più lente e costose.
- Aumento dei costi logistici e assicurativi, che vengono trasferiti lungo la filiera fino al prezzo finale.
- Maggiore instabilità contrattuale, con frequente ricorso a clausole di forza maggiore e rinegoziazione delle forniture.
Il risultato è un mercato più rigido, in cui la disponibilità fisica del prodotto conta quanto, se non più, del prezzo.
Prezzi e ipotesi inflattive nel 2026
Nel 2026, i prezzi dell’olio di girasole rimangono strutturalmente elevati, anche nei periodi di domanda più debole. La causa non è solo la scarsità fisica del prodotto, ma soprattutto l’incertezza permanente sull’offerta futura.
Perché l’inflazione resta una minaccia
- Le tensioni geopolitiche mantengono alto il premio di rischio incorporato nei prezzi.
- I costi energetici e di trasporto, ancora superiori ai livelli pre-bellici, incidono su tutta la catena produttiva.
- Le industrie alimentari faticano a tornare a politiche di prezzo stabili, preferendo coperture e contratti di breve periodo.
Anche quando i prezzi non crescono rapidamente, restano su livelli tali da continuare a influenzare l’inflazione alimentare, soprattutto nei Paesi importatori netti.
Consumi nel 2026: adattamento più che crescita
Dal lato della domanda, il 2026 è caratterizzato da consumi resilienti ma trasformati:
- I consumatori finali, soprattutto in Europa, mostrano una maggiore sensibilità al prezzo, orientandosi talvolta verso oli alternativi o formati più piccoli.
- L’industria alimentare ha accelerato la riformulazione di molti prodotti, sostituendo parzialmente l’olio di girasole con oli di colza, soia o palma, quando tecnicamente e normativamente possibile.
- I grandi importatori globali stanno diversificando le fonti di approvvigionamento, riducendo la dipendenza esclusiva dall’Ucraina.
Questo non significa un crollo della domanda, ma un consumo più flessibile e opportunistico, fortemente influenzato dai prezzi e dalla disponibilità.
Nuovi equilibri e scenari per il futuro
Nel medio periodo, il mercato dell’olio di girasole sembra avviato verso un nuovo equilibrio instabile, caratterizzato da:
- Maggiore peso delle decisioni geopolitiche rispetto alle sole dinamiche agricole.
- Ruolo crescente degli oli sostitutivi nella stabilizzazione dei mercati.
- Importanza strategica della logistica e dello stoccaggio, ormai fattori determinanti quanto la produzione agricola.
Finché le infrastrutture ucraine resteranno esposte ad attacchi e le rotte del Mar Nero non torneranno pienamente sicure, la volatilità resterà una costante.
Nel 2026 l’olio di girasole non è solo una materia prima alimentare, ma un indicatore diretto delle tensioni geopolitiche globali. I bombardamenti sui depositi ucraini, le difficoltà logistiche e l’incertezza commerciale continuano a riflettersi su prezzi, inflazione e consumi.
Per aziende, distributori e consumatori, il messaggio è chiaro: la sicurezza alimentare e la stabilità dei prezzi passano sempre più dalla geopolitica, e il settore dovrà convivere ancora a lungo con questa nuova normalità.






Rispondi