Negli ultimi anni, l’agroalimentare italiano ha rappresentato uno dei pilastri dell’economia nazionale, con un export da oltre 60 miliardi di euro annui. Ma oggi, tra tensioni geopolitiche, nuove barriere commerciali e concorrenza sleale, il “Made in Italy” alimentare si trova in una posizione delicata.

Un mercato globale sempre più instabile

Dal 2022 in poi, i mercati internazionali hanno subito forti scosse. L’invasione russa dell’Ucraina, l’inasprimento delle relazioni tra Cina e Stati Uniti e la ristrutturazione delle filiere post-Covid hanno portato a una nuova ondata di protezionismo.

Nel 2025, alcuni paesi extra UE — tra cui gli Stati Uniti, il Canada e in parte la Cina — hanno introdotto nuovi dazi su diversi prodotti agroalimentari europei, tra cui vino, formaggi e olio d’oliva. L’Italia è tra i paesi più colpiti, vista la sua forte vocazione export-oriented in questo settore.

Un esempio concreto: il vino italiano

Le esportazioni di vino negli USA, uno dei mercati principali, sono calate del 7,3% nel primo semestre 2025, complice un dazio del 15% entrato in vigore a febbraio. Il settore teme ora ripercussioni anche sulle etichette minori e sulle nuove aziende.

“Italian sounding”: il grande nemico invisibile

Oltre ai dazi, c’è un’altra battaglia aperta: quella contro le imitazioni del cibo italiano all’estero, il cosiddetto Italian sounding. Parliamo di prodotti venduti come italiani, ma senza alcun legame con l’Italia: Parmesan, San Daniele-style, Provolone USA, ecc.

Secondo Federalimentare, il danno economico causato dall’Italian sounding supera i 120 miliardi di euro annui: il doppio del valore dell’export reale. Un’enormità che penalizza le aziende italiane autentiche, soprattutto quelle piccole e medie.

Geopolitica del gusto: tra protezionismo e diplomazia

Negli ultimi mesi, il governo italiano ha intensificato i rapporti diplomatici per tutelare le DOP, IGP e STG in sede europea e nei trattati bilaterali. Ma la politica commerciale internazionale resta imprevedibile.

E intanto, mentre la UE spinge per la tutela delle indicazioni geografiche, alcuni paesi (come il Regno Unito post-Brexit) sembrano meno interessati a rispettarle.

Come difendere l’agroalimentare italiano?

Le strade percorribili sono diverse:

• Rafforzare la tutela legale internazionale delle DOP/IGP, con sanzioni chiare contro chi le viola.

• Digitalizzare la tracciabilità dei prodotti, anche con blockchain, per certificare l’origine e combattere le contraffazioni.

• Diversificare i mercati, puntando su nuovi paesi emergenti come Corea del Sud, India e Sud America.

• Valorizzare l’identità locale, rafforzando il legame tra turismo e cibo.

Il futuro è nella qualità… e nella strategia

Il Made in Italy agroalimentare non può più vivere solo di reputazione e tradizione. In un mondo dove il cibo è anche geopolitica, serve una strategia economica più solida, moderna e internazionale.

Per difendere il valore delle eccellenze italiane, servono alleanze tra istituzioni, imprese e consumatori. Solo così il nostro patrimonio alimentare potrà continuare a essere non solo un simbolo culturale, ma anche una leva economica competitiva e duratura

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